I termini della questione

 

 

 

La fase contemporanea della ricerca sull’umorismo può essere datata alla pubblicazione del libro “The Psychology of Humor” nel 1973. Ovviamente questo non significa che prima non vi siano stati lavori importanti, sia nell’ambito della psicologia che di altre discipline. Questa datazione va assunta come momento di avvio di una corrente persistente e consistente di ricerche. Fino ad allora, la consultazioni di fonti come i Psychological Abstracts non portava a più di pochi articoli all’anno. Dopo quella data gli articoli e i resoconti di ricerche e studi sistematici sono diventati decine e decine.

Il catalizzatore e propositore di maggior corpo di questa ondata di lavori è diventato dal 1988 Humor. International Journal of Humor Research, diretto per anni da Victor Raskin e attualmente da Salvatore Attardo.

 

L’Italia, contrariamente ai consueti ritardi nello stare al passo dell’evoluzione scientifica, ha dato segnali interessanti di attenzione. Una tra le varie testimonianze: l’istituto “Agostino Gemelli” nella rivista Ikon già nel 1976 pubblicava un mio scritto su “La ricerca psicologica sullo humour”.

L’ambito accademico, in maniera comprensibile anche se non giustificabile, ha fatto una certa fatica ad accogliere un argomento che si presenta superficialmente come frivolo e marginale. Maggiore motivazione alla resistenza può essere riconosciuta nel carattere elusivo complesso e metodologicamente difficile da affrontare di un fenomeno contemporaneamente comune e fuori dall’ordinario come è l’umorismo. Negli ultimi anni sono emersi segnali favorevoli. Tra gli indicatori principali vi sono diverse tesi di laurea che sono state discusse nelle aule di diverse Università e diversi libri, alcuni tuttavia che sembrano scritti in momenti di levità di pensiero più che di impegnata dedizione. Nelle aree dedicate alle bibliografia se ne può trovare indicazione.

 

La questione è duplice:

   1.      mettere in luce la possibilità e il merito di una ricerca dedicata all’umorismo;

   2.      offrire strumenti di lavoro (informazioni, bibliografie, fonti, consulenze) e circolarità di comunicazioni.

 

Con un aspetto aggiuntivo: favorire un senso di appartenenza a una comunità di ricercatori che condividono l’interesse per l’umorismo.

 

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